• Marco Cotugno

Friluftsliv come stile di vita e di educazione all'aria aperta. Parte 2



In questa seconda parte, approfondiremo alcuni aspetti educativi relativi al friluftsliv, con l'intento di delinearne i confini e farne risaltare le differenze specifiche. In prima battuta, c'è da dire che il friluftsliv comporta un apprendimento che riguarda anche gli aspetti sociali ed emotivo-affettivi. Un'altra cosa che emerge è che durante le diverse attività c'è sempre un lato pratico e informale che riguarda l’apprendimento. Ad esempio si impara a vestirsi in maniera adeguata alle condizioni meteorologiche, ad orientarsi in aperta campagna, si fa esperienza di apprendimento diretto di competenze di base sul mondo vegetale e sul suo possibile utilizzo (come raccogliere erbe spontanee e cucinarle o farne tisane). E fin dal principio è stato riconosciuto al friluftsliv un ruolo di primaria importanza per la salute fisica e mentale sia dell’individuo che della collettività[1].

Nel 1974 il friluftsliv è stato inserito per la prima volta nel curriculum scolastico norvegese come attività specifica all'interno del programma di educazione fisica, proprio per distinguerlo dagli aspetti competitivi tipici dell’attività sportiva, con l’obiettivo non solo di contribuire allo sviluppo fisico del soggetto, ma anche al benessere individuale e allo sviluppo personale dell’allievo[2]. Ad oggi, nel curriculum della scuola norvegese il tempo dedicato al friluftsliv è indice della rilevanza data a queste attività già dagli anni della scuola primaria e fino a tutta la secondaria superiore, come riportato in tabella[3]:

Lo stesso documento declina il friluftsliv come segue:

L’area del friluftsliv copre l’acquisizione di competenze e abilità necessarie per svolgere attività in natura in sicurezza e riconosce il valore di visitare ambienti naturali. Si presterà attenzione alle tradizioni locali del vivere all'aperto, sperimentando l’ambiente circostante e le modalità di orientamento e condotta di sé in natura durante le diverse stagioni [corsivo mio][4].


Gli obiettivi formativi da raggiungere al termine del settimo anno di scuola sono i seguenti:

· Utilizzare mappe di orientamento su territori familiari;

· Descrivere le tradizioni locali di friluftsliv;

· Partecipare a differenti attività all'aria aperta e sapersi muovere in sicurezza nelle differenti condizioni atmosferiche;

· Pianificare e realizzare un pernottamento all'aperto;

· Saper praticare alcune attività che hanno radici nelle tradizioni Sami[5];

· Avere competenze di base di pronto soccorso.

Al termine del decimo anno scolastico la formazione al friluftsliv metterà in grado di:

· Orientarsi con mappe e bussola su vari territori ed elaborare altri modi d'orientamento;

· Praticare varie forme di attività all'aperto in differenti ambienti naturali e conoscere i diritti di accesso ai territori in Norvegia;

· Pianificare e realizzare escursioni in diverse stagioni, che includano un pernottamento all'aperto.

Nei successivi tre anni di formazione scolastica non obbligatoria (VG1-VG3) si approfondiranno gli obiettivi elencati sopra[6].

Guardando ad altri paesi, possiamo trovare dei corrispettivi del friluftsliv ad esempio in Germania nella Erlebnispädagogik, o ancora, in paesi anglofoni nei concetti di ‘outdoor recreation’, ‘outdoor education’, ‘adventure education’ e ‘outdoor adventure education’, i quali sono tutti programmi che hanno a che fare con l’esperienza educativa in ambiente naturale. Ma tutte queste attività all'aperto, pur presentando molte somiglianze e punti d’incontro nella filosofia di fondo, nelle tradizioni, nelle intenzioni e negli obiettivi educativi differiscono dal friluftsliv per alcune caratteristiche, quali ad esempio il fatto che in quest’ultimo non c’è distinzione tra attività ricreativa e attività educativa all'aperto, come accade invece nella tradizione anglofona. Oltretutto il friluftsliv consente soltanto attività che non contemplano un apporto esterno per svolgersi e che si potrebbero meglio descrivere come passatempo all'aperto, dunque un sottoinsieme dell’attività ricreativa all'aperto. Mentre nell’outdoor adventure si usa la natura per scopi sportivi e formativi, nel friluftsliv la natura si configura come biosfera, come spazio vitale, per quanto i confini possano essere in certi casi piuttosto sfumati. Inoltre, nella prima parte dell'articolo abbiamo visto che il friluftsliv non nasce con intenti dichiaratamente pedagogici, a differenza dell’outdoor adventure education, il cui obiettivo originario sembra essere primariamente educativo[7].

Ad ogni modo, il principale punto di incontro fra le diverse tradizioni dell’outdoor education e il friluftsliv risulta essere il valore dell’esperienza, intesa come apprendimento esperienziale, il ‘learning by doing’ teorizzato da J. Dewey[8]. Il particolare contributo di Dewey alla filosofia dell’esperienza in campo educativo è stato quello di sottolineare che “l’esperienza è il risultato, il segno e la ricompensa di quella interazione tra organismo e ambiente che, quando raggiunge la pienezza, si trasforma in partecipazione e comunicazione”[9], intendendo con ciò un’esperienza che abbraccia la vita stessa, cosa che ritroviamo espressa dal sentire e dalla comprensione che i norvegesi sperimentano nel fare friluftsliv, esperienza in cui lo stato emotivo è qualcosa spesso difficile da esprimere a parole. Questa emozionalità inesprimibile, può collegarsi a quanto sottolineato dai ricercatori Quay e Seaman, che, a partire proprio dal pensiero di Dewey e di Heidegger, hanno presentato una ricerca sull'esperienza estetica nel campo degli studi outdoor, sostenendo che “semplicemente perché l’esperienza estetica non è esperienza riflessiva non significa che non avvenga un processo di pensiero; si tratta semplicemente di una diversa modalità di pensare – una consapevolezza immersiva del presente”[10] .


Sono Marco Cotugno, educatore professionale e filosofo. La mia passione è l’Outdoor education e la possibilità di trovare in contatto con la natura nuovi strumenti educativi di crescita. Collaboro con Nature Embassy come editor.


[1] A. R. Hofmann, C. G. Rolland, K. Rafoss, H. Zoglowek, Norwegian Friluftsliv, op. cit., p. 50.

[2] Cfr. KUD, Mønsterplan for grunnskolen, Oslo, Aschehoug, 1974. [3] Cfr. http://data.udir.no/kl06/KRO1-04.pdf?lang=http://data.udir.no/kl06/eng, ultima consultazione 21/03/20. [4] Ibidem.

[5] I Sami sono una popolazione indigena nomade che vive per la maggior parte nel Nord della Scandinavia. [6] Cfr. per approfondimento Utdanningsdirektoratet, KR01-04, Curriculum for physical education, http://data.udir.no/kl06/KRO1-04.pdf?lang=http://data.udir.no/kl06/eng, ultima consultazione 21/03/20. [7] A. R. Hofmann, C.G. Rolland, K. Rafoss, H. Zoglowek, Norwegian Friluftsliv, op. cit., p. 93. [8] Cfr. J. Dewey, Democrazia e educazione. Una introduzione alla filosofia dell'educazione, Roma, Anicia, 2018. [9] Cfr. J. Dewey, Arte come esperienza, Palermo, Aesthetica, 2007, p. 49. [10] J. Quay, J. Seaman, Outdoor studies and a sound philosophy of experience, in Routledge International Handbook of Outdoor Studies, London, Routledge, 2016, p. 43, traduz.mia.

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