E' tempo di Iperico


I solstizi d’inverno e d’estate sono associati nella tradizione di diverse culture a riti di passaggio e all’uso specifico di piante officinali. Riflessi nell’origine etimologica, ancora oggetto di attenzione popolare in varie parti del mondo inclusa l’Italia, le erbe dei solstizi ci parlano del rapporto dell’uomo con l’invisibile, sia infero che sovraterreno, e dell’utilizzo del mondo vegetale come chiave di ingresso, di dialogo e di protezione verso queste diverse dimensioni dell’essere. Scopriamo quindi l’Iperico, un’erba tipica del solstizio d’estate, con un’attenzione particolare al suo uso fitoterapico moderno e alla continuità fra tradizione e scienza odierna.


Le erbe del solstizio d’estate nella cultura popolare hanno prevalentemente una valenza simbolica di protezione dalle forze degli inferi, tanto che sono parecchie quelle denominate come “scacciadiavoli”. Gli usi tradizionali di origine pagana precristiana erano talmente vivi da venire riassorbiti in epoca cristiana come usanze della festa di San Giovanni nel mondo occidentale e di Ivan Kupala nel mondo slavo ortodosso, la cui ricorrenza il 24 giugno è proprio in prossimità del solstizio. Oltre che il tema della protezione dalle forze sovrannaturali e dalla loro tendenza a manifestarsi in questa notte, tradizionalmente denominata notte delle streghe, ricorrono i motivi della possibilità di interrogare gli spiriti e i riti propiziatori della fertilità.


Il protagonista d’eccellenza è sicuramente l’Iperico o erba di San Giovanni. Nell’etimologia di “Iperico” troviamo il prefisso “iper”, da cui l’attribuzione di significato di pianta superiore alle forze infere già di origine greco romana ad opera di Ippocrate e Dioscoride, a testimonianza dell’antichità dell’uso rituale di questa pianta per tenere a bada le forze ultraterrene, uso diffusosi in tutta Europa. In epoca cristiana l’Iperico prende il nome di erba di San Giovanni e si arricchisce di attribuzioni simboliche: le estrazioni di colore rosso ottenute dalla pianta diventano il sangue del Battista, le vescicole oleose dei suoi fiori e delle sue foglie, che sembrano piccole trafitture se osservate controluce, rientrano nel simbolismo cristiano del corpo di Cristo flagellato.


Galeno nel suo “Delle facoltà dei semplici” lo descrive come pianta di natura calda e secca: dall’unione di queste due qualità secondo la visione greco romana del mondo e della medicina, nasce il Fuoco, di cui l’Iperico è un’espressione. La pianta manifesta così il suo forte valore solare e si inserisce naturalmente fra le erbe collegate al momento dell’anno in cui la luce splende nella sua massima manifestazione.

Galeno ricorda quello che è l’uso più conosciuto dell’Iperico anche a livello popolare, vale a dire la sua attività vulneraria e contro le ustioni, come antinfiammatorio, cicatrizzante e riepitelizzante: “non solo salda le ferite e l’ulcere, ma anche le cotture del fuoco”, nella versione citata nei “Discorsi” del medico rinascimentale Pier Andrea Mattioli. Effettivamente l’olio di Iperico, applicato direttamente sulla pelle in caso di piccole ustioni domestiche risulta estremamente efficace e non dovrebbe mai mancare in casa.


Chi ama la cosmesi vegetale beneficerà invece della sua azione rivitalizzante, tonificante ed elasticizzante per la pelle, un vero toccasana nella routine antiage, con l’accortezza di non esporre le parti appena trattate con prodotti a base di Iperico al sole per evitare fenomeni di fotosensibilizzazione (ideale è l’utilizzo alla sera…magari dopo una giornata di eccessiva esposizione solare!).


L’altra fondamentale indicazione per la quale l’Iperico è frequentemente utilizzato e studiato dalla comunità scientifica è quella dei disturbi dell’umore e delle lievi forme depressive. Necessariamente il caso dovrà essere di lieve entità e attentamente valutato dal curante. Detto questo, sono numerosi gli studi e le sperimentazioni che dimostrano l’utilità dell’impiego di questa pianta officinale nei quadri di ansia e depressione lieve: una pianta solare quindi per contrastare le condizioni di malinconia, chiusura e “freddezza interiore” dell’animo.


Come preparare l’oleolito di Iperico:

Raccogliere i fiori di Iperico al massimo della loro fioritura (né bruciacchiati e sfioriti, né chiusi in boccio) e triturarli grossolanamente.

In un recipiente accuratamente pulito e disinfettato mettere i fiori, aggiungere sale fino per garantire la migliore conservazione durante la fase di estrazione. Il sale dovrà essere piuttosto abbondante, di modo da interessare tutta la pianta trattata.

Aggiungere olio fino a coprire completamente i fiori (olio d’oliva extravergine bio è ideale, ma anche di semi di girasole bio spremuto a freddo va bene).

Chiudere ermeticamente ed esporre alla luce diretta del sole per una settimana: l’olio assumerà una caratteristica colorazione rossa, indice di corretta estrazione. Proseguire quindi con l’estrazione per 2-3 mesi.

Al termine del processo di estrazione, spremere i fiori (può servire a questo scopo nelle lavorazioni domestiche uno schiacciapatate) e filtrare l’olio su ovatta. Imbottigliare in vetro scuro e utilizzare nei successivi 12 mesi.

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